Foto o no foto? questo è il dilemma


Tempo fa a Madrid ho fatto una foto ad una mendicante appoggiata al muro di un giardinetto. Al suo fianco, il passaggio non-stop di turisti come me.

Avevo appena sentito per radio che a Madrid ti potevi scaricare una app per segnalare alle autorità i vagabondi (io ne ho visti 4, tutti spagnoli che avevano perso il lavoro). Sia mai che permanessero troppo in centro e dessero l’immagine sbagliata della città.

Fatto sta che, subito dopo averla scattata, ho iniziato a pensare se postarla o meno, ho iniziato a pensare alla persona. Se fosse stata una persona che conoscevo o amavo, l’avrei pubblicata?

In questi giorni vedo postare da alcuni le immagini del bambino sulla spiaggia e degli immigrati morti in mare, e domando la stessa cosa: Se fosse stata una persona che conoscevi o amavi, l’avresti pubblicata?

(La mia risposta è no. Fa parte di una riflessione sul dovere di cronaca, sulla fotografia e l’etica o rispetto come lo si voglia chiamare.

Non ho mai amato le fotografie di guerra, pur credendo che in qualche modo la guerra vada documentata e pur amando la fotografia in quanto mezzo di conservazione della memoria.

Penso a Frank Capa che ha “immortalato” un soldato spagnolo proprio nel momento in cui un cecchino lo freddava con un colpo.

La foto di questo atto orribile, risulta per assurdo bellissima. Non è più una persona quella che vedi, ma una rappresentazione. Non aggiunge niente di niente al discorso Guerra. La guerra fa schifo. Se sei una persona con un minimo di cuore, non serve una foto a ricordartelo.)

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4 comments on “Foto o no foto? questo è il dilemma
  1. Mr.Loto says:

    Mi trovo d’accordo con quanto ho letto per cui mi riesce difficile aggiungere qualcosa di utile al post. Posso aggiungere però che la cosa più utile che possiamo fare per noi stessi è quella di farci sempre delle domande, soprattutto quando dubitiamo e non abbiamo le idee chiare su una determinata situazione. Non tutti lo fanno.

    Un saluto

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  2. Ermanno says:

    La risposta è si… io l’avrei fatto.
    Si perchè deve servire da monito. Si perchè le foto, come le sculture, i dipinti e i testi sono (anche) delle àncore mnemoniche. Non scriviamo solo per dare sfogo alla nostra creatività, non dipingiamo o scolpiamo solo per esprime un nostro sentimento, ma lo facciamo anche per ricordare.
    Ricordare a noi stessi e agli altri un evento, un rito o un momento importante. La foto di Capa ci ricorda la brutalità della guerra, le foto della bambina nuda che fugge dopo la bomba atomica a Nagasaki (o Hiroshima, non ricordo) ci sbatte in faccia l’assurdità di quello che facciamo, il Guernica di Picasso, il Caravaggio con Giuditta e Oloferne… senza quella o altre foto, avremmo lo stesso ricordo o sensazione?
    Così anche la foto di quel povero bambino, ci sbatte in faccia l’assurdità di quello che stiamo facendo (anzi di quello che non stiamo facendo).
    Senza àncore visive o testuali il ricordo si perde, svanisce e, spesso, viene manipolato (già viene manipolato anche quando testimoniato da foto, figuriamoci senza).
    Altro discorso è, semmai, se dopo tale testimonianza, o altre che l’hanno preceduta, abbiamo imparato la lezione…

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    • Io Ermanno, mantengo il dubbio: Non sono convinta che postare la foto di un bambino sia giornalisticamente efficace, mentre sono del tutto convinta che non lo posterò mai e poi mai sulla mia bacheca facebook per esprimere il mio cordoglio da privato cittadino od essere umano, solo per trarne un momentaneo sollievo di coscienza. Ancora si tratta di scelte, per me esporre essere umani nel momento della lora maggiore debolezza mi sembra un’assoluta mancanza di rispetto (non puoi chiedergli il permesso, vero?) e un atto che vanifica, in quanto ne fa delle icone, il reale significato Umano di quanto sta accadendo.
      Troverei più utile, usare questi sforzi che sono anche intellettivi, (premesso che io non ci riesco) trovare idee per fare in modo che non accada più.

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